Junya Ishigami – Cultivate

Interview by Luca MOLINARI
Images and drawings ©JUNYA.ISHIGAMI+ASSOCIATES, unless otherwise noted

Una grande mostra personale tenuta alla Fondation Cartier di Parigi ha recentemente celebrato il genio creativo del giovane architetto giapponese Junya Ishigami e la sua assoluta originalità all’interno del contesto internazionale. Ogni sua opera sembra sempre essere portata al limite estremo della possibilità combinato all’apparente minimo sforzo. L’evento francese, la pubblicazione che lo accompagna e i suoi lavori in corso di realizzazione tra Europa, Cina e Giappone dimostrano una dimensione poetica e concettuale con cui crediamo sia importante confrontarsi e da cui attingere energie per il futuro inquieto che ci guarda.

LM | Nella recente mostra alla Fondation Cartier e nel suo splendido libro ha insistito sull’idea di apertura e libertà intese come strumenti necessari per la creatività e l’architettura contemporanea. Può spiegare meglio questo punto?
JI | Ritengo sia necessario considerare l’idea di apertura e libertà, ma, allo stesso tempo, è altrettanto fondamentale tenere presente il forte carattere di ogni sito, compresa la richiesta del committente e il programma. Pertanto, mi risulta naturale trovare una risposta diversa per ogni luogo o condizione d’uso differente.

LM | Mi è piaciuta molto la sua affermazione perché oggi dobbiamo dare un carattere più forte all’architettura, non a livello di aggressività quanto piuttosto di coesione tra gli elementi e di capacità di rispecchiare l’anima del luogo, di dare un carattere distintivo e sensibile a quanto facciamo per il futuro. In ogni suo progetto l’architettura ha una forte connotazione e allo stesso tempo porta al suo interno la natura.
JI | Sì, per unire architettura e natura credo sia importante pensare alla trasparenza. Per me, la trasparenza non è solo materiale o il carattere dell’edificio, è la chiave per pensare a una coesistenza tra architettura e natura.

LM | Siamo in un’epoca in cui alcuni architetti nascondono le costruzioni con gli alberi, ma non è questa la soluzione. Natura e architettura artificiale possono operare sinergicamente dando vita a una potente convivenza. È un dialogo in cui ogni parte mostra un carattere deciso. Che cosa ne pensa?
JI | Sono d’accordo. Nel mio lavoro è importante pensare a un progetto tenendo conto della scala naturale ed è anche fondamentale organizzare lo spazio in cui coesistono un’architettura su scala molto piccola e una su scala estremamente grande. La presenza di scale diverse nel progetto determina il carattere dell’ambiente e del paesaggio naturale nel suo dialogo con quello artificiale. In linea generale, penso che l’architettura preveda normalmente la progettazione su scala umana, ma vorrei cambiare il modo di ragionare. Voglio pensare a progetti che si confrontino con la scala della Natura.

LM | La scala naturale è particolarmente interessante. Stavo osservando il lavoro fatto al Giardino Art Biotop di Tochigi dove hai spostato gli alberi esistenti da una foresta a un prato adiacente.
JI | Sì, il progetto del giardino acquatico è quasi terminato e ci è stato chiesto di usare l’area in cui sono stati presi gli alberi per sviluppare un nuovo ristorante immerso nell’ambiente circostante.

LM | Anche nel parco Vijversburg in Olanda, terminato di recente, il modo in cui gli spazi si fondono con la natura, dando vita a una sorta di dialogo, è molto interessante. Come ha iniziato a lavorare a questo progetto?
JI | Il sito si trova nel parco Vijversburg, nella Frisia Settentrionale, nei Paesi Bassi. Un padiglione costruito nel XIX secolo si erge solitario in uno splendido parco di più di 200.000 m2. Il progetto consisteva nel rinnovare l’antico edificio ampliandolo con una parte nuova che doveva essere attaccata.
Una condizione importante era il divieto di modificare qualsiasi parte del parco. Questo luogo meraviglioso ha un valore storico e tutti gli elementi che lo compongono dovevano essere conservati nello stato attuale. Praticamente non si potevano toccare gli elementi, spostare gli alberi e, ovviamente, danneggiare la villa esistente. Considerando i rigorosi requisiti imposti, abbiamo puntato sulle parti di confine dei diversi aspetti del parco dove gli elementi dell’ambiente cambiano. Entro i limiti dello spazio, cos’avremmo potuto costruire senza modificare alcun elemento chiave del parco? Fingendo di tracciare una linea di demarcazione o di piantare una recinzione trasparente, abbiamo progettato uno schermo di vetro e posizionato le travi in acciaio sopra al vetro. Tutto qua. Il nostro intervento è finito lì: niente colonne, niente pareti, solo vetro trasparente con sopra un tetto. Abbiamo ridotto al minimo gli elementi architettonici artificiali, trasformando lo stesso ambiente esistente in uno spazio architettonico. I normali edifici sono solitamente composti da colonne che definiscono la struttura e proseguono all’interno di una campata. In questo caso, la sensazione di un paesaggio vasto senza delimitazioni sarà misurata dalla scala dell’architettura. Togliendo le colonne, la presenza del costruito svanisce.
Come il tranquillo stagno che amplia la sua superficie riflettendosi nella costruzione e come l’insolito spazio verde in cui s’insinuano numerosi percorsi, così il lungo schermo di vetro curvo prosegue all’infinito.

LM | Anche se su una scala diversa, è come la villa di Dali dove le pietre sono l’elemento costituente dello spazio architettonico. È incredibile il modo in cui il materiale naturale viene utilizzato per creare un ambiente artificiale/naturale abitato dalle persone.
JI | In realtà, questo progetto si basa su una situazione totalmente opposta. La Cina è attualmente in forte crescita economica. Ogni giorno spuntano nuovi edifici a una velocità sorprendente e l’intero scenario del luogo cambia nel giro di pochi anni Pertanto, ho ritenuto fosse assolutamente importante conservare lo splendido scenario dell’edificio. Anche se l’ambiente circostante è cambiato o è andato completamente distrutto, siamo riusciti a preservare l’atmosfera che si respirava un tempo.

LM | In un certo senso, la natura con lei rappresenta un partner di progettazione con cui giocare. Anche per la House & Restaurant di Yamaguchi, ha realizzato un edificio artificiale/naturale utilizzando solo l’elemento geologico, mostrando semplicemente i risultati di positivo e negativo, di bianco e nero… dando vita a un paesaggio molto primitivo, provocatorio e forte, frutto dell’esperienza acquisita. Cosa ne pensa del modo in cui i suoi committenti vivono lo spazio?
JI | Ogni progetto rappresenta un caso diverso con una soluzione differente. Il committente del progetto della casa e del ristorante ero lo stesso del “tavolo sottile” che, dopo anni, è tornato a chiedermi di progettare il nuovo ristorante e l’abitazione. Per il progetto precedente, mi aveva chiesto di creare uno spazio molto contemporaneo con il tavolo, mentre in seguito voleva qualcosa di più consistente e massiccio, che incorporasse un senso di antichità sulla falsariga dell’atmosfera di una vecchia struttura in legno. Non volevo creare l’atmosfera antica usando ornamenti o decorazioni, ma ho evocato la sensazione stessa di antichità per dare vita alla struttura. Volevo creare l’atmosfera usando l’architettura.

LM | Lavora sempre con lo spazio e non fa mai distinzione tra decorazione e architettura. Tutto è spazio, tutto è architettura e quello che inserisce è molto preciso e molto fragile perché, in un certo senso, lo spazio è forte. Solo così, infatti, può permettere alle persone di essere libere di fare qualsiasi cosa.
JI | Penso che uno dei problemi dell’architettura sia la coerenza. Comprendo l’importanza di mantenere la stessa qualità dello spazio, ma ritengo che l’incoerenza sia altrettanto importante, se non più importante, per la generazione attuale. Vorremmo pensare di più agli spazi che potrebbero essere cambiati, modificando anche l’architettura.

LM | A volte l’ha fatto. Come a Mosca, dove non ha toccato la struttura, ma è intervenuto scavando intorno all’edificio esistente. Togliendo il terreno esistente intorno all’edificio, il piano interrato diventerà un nuovo primo piano per il museo. Un intervento semplice quanto innovativo per il progetto di ristrutturazione.
JI | Sì lo penso anch’io. Il progetto di Mosca riguardava la ristrutturazione di un antico museo storico ed era importante conservare l’atmosfera esistente, la struttura e la decorazione dell’edificio. Volevo sottolinearla, definendone, allo stesso tempo, una nuova. L’ambiente e la condizione esistenti sono stati la sfida, ma anche la soluzione per la nostra proposta.

LM | Il progetto di Mosca procede?
JI | Sì, i lavori sono in corso. È stato eseguito lo scavo intorno al museo e la facciata del piano interrato rappresenta il nuovo livello di entrata.

LM | È un progetto molto impegnativo e complesso. I russi sono molto bravi a ristrutturare gli edifici esistenti. Ma la cosa che più mi colpisce è il fatto di lavorare confrontandosi con la nozione d’infinito? Come il “breathing table” o il “floating cube”. È sempre impegnato a sottolineare un tipo di spazio caratterizzato da leggerezza e infinito in attesa dei cambiamenti. Tutti le opere come questa giocano sempre con linee orizzontali e sottili. È un modo per creare un nuovo paesaggio, ma come pensa che le persone possano utilizzarle? Viviamo in un mondo in cui ogni metro è prezioso e l’uso dei terreni è uno dei problemi moderni. I suoi progetti “occupano” in un certo senso molto spazio: come gestisce la cosa?
JI | Il mio intento per questo progetto non si limita alla creazione di una struttura architettonica estrema. La sfida principale è definire delle nuove proporzioni, A volte, mi capita di trovare uno spazio dalle proporzioni sottili che, però, può essere estremamente pesante. L’importante è pensare alle proporzioni rispetto alla struttura o agli spazi esistenti. Pertanto, anche se a volte lo spazio si assottiglia, mi piacerebbe trovare la stessa proporzione all’interno. In Cina abbiamo numerosi progetti in lavorazione e stiamo sperimentando nuove proporzioni con l’architettura. Le proporzioni dell’edificio sono solitamente determinate dalla sua struttura, ma volevo vedere se la proporzione architettonica potesse diventare essa stessa il materiale di lavorazione. In questo caso, mi premeva capire come il materiale rispondesse alla proporzione dello spazio e come il risultato potesse discostarsi da quello dei comuni edifici.

LM | Interessante. È un’attenzione al futuro, dove i materiali saranno sempre più preziosi e quindi dovremo usarli in modo consono. In ogni caso, lei ha un talento naturale nell’utilizzarli al meglio. Ancora due domande: La Casa della pace verrà realizzata? JI | Si tratta di un progetto piuttosto particolare rispetto agli altri. Il committente desidera che la costruzione sia molto di più di uno splendido esercizio architettonico. Crede fermamente che le fondamenta dell’edificio si debbano basare su volontà e speranza. Vuole che l’edificio sia il risultato della volontà delle persone.

LM | È un progetto tanto bizzarro quanto splendido. Speriamo di vederlo realizzato. La sua architettura sembra emergere dalla natura e dal nulla. Mi risulta molto difficile trovare dei riferimenti nei suoi progetti. Riesco a vedere l’architettura contemporanea giapponese, il dialogo con il lavoro di Kazuyo Seijima, eppure sembra che i suoi riferimenti non si trovino nell’architettura moderna, ma altrove. Quando è impegnato in un progetto e si trova da solo nel bel mezzo del processo creativo, quali sono i suoi riferimenti? A che cosa s’ispira?
JI | Non saprei. Credo di essere sempre stato alla ricerca di prospettive diverse. Per me, sentire la natura è molto importante per la progettazione. L’architettura moderna ci è molto vicina e anche molto radicale, pertanto il mio attuale obiettivo è definire la natura nell’architettura e interpretarla come nuovo paesaggio/scenario. A volte questo senso naturale si ritrova nei vecchi edifici. Anche questo è uno dei modi che ho a disposizione per definire la natura nell’architettura.

LM | Questa è la sensazione che dobbiamo sfruttare per affrontare l’architettura in quest’epoca nuova. Questa è la grande differenza con il secolo scorso.
JI | Sì, ora le tecnologie si sviluppano molto rapidamente e si stanno soppiantando molte cose. In questo senso, è importante definire una sorta di senso naturale nello spazio architettonico. Tuttavia, allo stesso tempo, non è mia intenzione dividere l’architettura vecchia da quella nuova. Le due diverse idee spaziali dovrebbero coesistere…