The Architecture of a Common Ground

L’architettura intesa come forma di progetto politico. È questa l’idea che ha sotteso la realizzazione del padiglione Lussemburgo alla Biennale di Architettura a Venezia. La privatizzazione dei terreni in Lussemburgo ha dato lo spunto artistico per una possibile idea di urbe, che si è concretizzata tramite progetti mai realizzati provenienti dal gotha degli architetti del ‘900, con un approccio edilizio radicale visto come opportunità di denuncia etico-creativa. 

All’interno di uno spazio espositivo unico, l’Arsenale, la giovane Université du Luxembourg ha condotto un’indagine sociale sulla privatizzazione dei terreni pubblici, visualizzandola fisicamente tramite una verticalizzazione della proposta architettonica. Nuovi edifici stagliati su skyline sospesi a dimostrare una dialettica di libertà. Libertà anche metaforica da logiche di mercato schiaccianti e soffocanti, dove la riappropriazione del suolo comune è la dimensione necessaria all’umana sostenibilità. Quelle proposte sono 13 opere, o per meglio dire modelli, che rappresentano un possibile futuro etico dell’architettura.

 

 

Il progetto illuminotecnico messo a punto da Linea Light Group accarezza il padiglione in tre diverse aree: corridoio, barchessa e installazioni. Il primo, ‘fil blanc’ rappresentante il suolo pubblico lussemburghese, è delimitato da una camminata led strip profilata di RIBBON PLUS HI-FLUX in DALI ed enfatizzata da coni di luce che, sovrapposti, accompagnano il visitatore nella definizione, in negativo, dello spazio ‘privato’. Quest’ultimo, ospitante le opere, si manifesta come uno spazio-non spazio. Ogni idea di edificio vive in modo a sé stante, grazie a una luce puntuale donata da molteplici IRIS-T, gestiti sempre in DALI, con ottica e luminanza personalizzate in base al costrutto architettonico. Un accorgimento necessario, in quanto la particolarità di questa installazione sta nell’identificazione dello spazio stesso come protagonista del dialogo. Demarcare e enfatizzare i volumi, e di conseguenza il concetto di cui si fanno portatori, è stato possibile solo con una customizzazione del prodotto. Terzo e ultimo spazio, il padiglione stesso. Una gestione funzionale e diversificata per la barchessa, per donarle luce armonica calibrata a effetto indiretto di intensità, ripartita al 10% sui lati e al 50% nella parte centrale.

Organizzatore: LUCA Luxembourg Center for Architecture
Curatori: Master in Architecture – University of Luxembourg, Florian Hertweck / LUCA Luxembourg Center for Architecture, Andrea Rumpf
Co-Curatore: Philippe Natan
Visual identity: Thomas Mayfried & Swantje Grundler
Commissario: Ministero della cultura
Fotografie: Diego Fava – Studio Point
Anno: 2018