Un’estate fa, un viaggio nelle colonie abbandonate in stile razionalista

Testi e foto di Fabio Gubellini

Le colonie, intese come strutture situate in contesti marini o montani, destinate al soggiorno di bambini ed adolescenti per lo svolgimento di attività ludiche e ricreative, nascono in Toscana nella prima metà del XIX secolo. Durante il Fascismo, le colonie diventano il fiore all’occhiello del programma igienista del Regime, ed oltre allo scopo ludico e ricreativo, assumono anche quello propagandistico. Per questo motivo durante il Ventennio viene intensificata l’attività delle colonie estive con la costruzione di nuove moderne strutture. In questo contesto vengono interpellati i migliori architetti ed ingegneri per progettare e realizzare nuove colonie estive che racchiudano tutte le innovazioni tecnologiche del periodo.

Il giovane fotografo Fabio Gubellini ha realizzato un reportage fotografico all’interno di questi edifici. Un’estate fa è un viaggio nel passato, una presa di coscienza dello stato di conservazione delle principali colonie estive in stile razionalista, che un tempo erano meta di vacanza, e che ora sono spazi sotto utilizzati o abbandonati, ricordo di un passato scomodo senza un futuro certo.
 

 

Colonia Monopoli di Stato a Milano Marittima

Colonia Monopoli di Stato a Milano Marittima - © Fabio Gubellini
Colonia Monopoli di Stato a Milano Marittima – © Fabio Gubellini

 

Progettata dall’architetto Eugenio Faludi, la colonia marina della Montecatini – questo era il nome originale del complesso – fu inaugurata il 24 agosto del 1939. La struttura, molto grande per dimensione, era in grado di ospitare 1500 minori e 300 addetti al servizio. Dal punto di vista architettonico era caratterizzata da due elementi: una torre alta ben 55 metri, nata per sottolineare le grandi prestazioni fisiche dei giovani fascisti, e da un grande arco all’altezza dell’entrata. Questo arco sarebbe dovuto essere una miniatura di quello progettato da Adalberto Libera per l’Esposizione Universale del 1942 a Roma, ma mai costruito. Inoltre, ci sarebbe dovuta essere anche una passerella per collegare la colonia e il litorale, ma questa non venne mai realizzata.

Tutto poi cambiò quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e la colonia venne riconvertita per usi bellici. Intorno al 1944, la grande torre sarebbe stata abbattuta dai tedeschi, che erano in fuga a causa dell’invasione Alleata. Un’altra versione, considerata più veritiera, parla di una serie di bombardamenti effettuati dagli Alleati americani stessi, con i tedeschi che l’avrebbero adoperata soltanto come struttura di rifugio.

L’unico elemento del quale si ha la certezza riguarda proprio la mancanza della torre e delle relative scale che portavano ad essa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i Monopoli di Stato assunsero il controllo del complesso edilizio e decisero di rimetterlo a nuovo nel 1952, con la riapparizione della torre, seppur di altezza inferiore rispetto a quella originaria. La struttura, utilizzata come colonia fino al 1998, risulta ora in stato di completo abbandono.

 

Colonia Monopoli di Stato a Milano Marittima - © Fabio Gubellini
Colonia Monopoli di Stato a Milano Marittima – © Fabio Gubellini

 
 

Colonia Agip a Cesenatico

Colonia Agip - © Fabio Gubellini
Colonia Agip – © Fabio Gubellini

Di proprietà dell’Azienda Generale Italiana Petroli fin dalla sua costruzione, avvenuta nel 1938, la Colonia Sandro Mussolini è stata progettata dell’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro, uno tra i principali interpreti del razionalismo di Le Corbusier, per ospitare i figli dei dipendenti dell’azienda durante il periodo delle vacanze estive.

La struttura è costituita da tre edifici principali. In quello centrale, un lungo parallelepipedo di cinque piani posto parallelo al mare, sono presenti i dormitori per gli ospiti della struttura. Negli edifici laterali, perpendicolari al primo, sono invece presenti i locali di servizio e gli alloggi del personale. Durante la Seconda Guerra Mondiale la struttura viene utilizzata come ospedale militare. Attualmente la colonia è ancora proprietà dell’Agip ed è uno dei rari esempi in cui la struttura, ancora in buono stato di conservazione, viene utilizzata per lo scopo per cui era stata originariamente progettata.

 

Colonia Agip - © Fabio Gubellini
Colonia Agip – © Fabio Gubellini

 
 

Colonia Novarese a Miramare

Colonia Novarese - © Fabio Gubellini
Colonia Novarese – © Fabio Gubellini

 

Per la realizzazione della colonia marina della federazione fascista di Novara l’ingegnere Giuseppe Pevarelli si è ispirato alle forme di un transatlantico a 5 ponti. Edificata nel 1934, la struttura era in grado di ospitare circa 900 ragazzi, viene tutt’ora considerata un vero e proprio gioiello dell’architettura moderna. Similare nelle forme al complesso del Lingotto di Torino, anche se di dimensioni inferiori, dal complesso FIAT sono riprese anche le rampe a spirale. Sulla centrale torre littoria, dall’altezza di 30 metri, erano inizialmente presenti tre fari, nei colori della bandiera italiana, che rendevano ben visibile la struttura anche dal mare. Durante la Seconda Guerra Mondiale la colonia viene utilizzata come ricovero dalle truppe alleate impegnate nel conflitto. La struttura venne utilizzata fino agli inizi degli anni Sessanta, da allora è abbandonata. Tuttavia negli ultimi anni si sono succedute le notizie di possibili riconversioni d’uso, ma ad ora i lavori risultano sospesi e non terminati.

 

Colonia Novarese - © Fabio Gubellini
Colonia Novarese – © Fabio Gubellini

 
 

Colonia Reggiana a Riccione

Colonia Reggiana a Riccione - © Fabio Gubellini
Colonia Reggiana a Riccione – © Fabio Gubellini

 

La colonia marina Amos Maramotti è stata realizzata nel 1934 sotto la committenza dei fasci combattenti di Reggio Emilia ad opera dell’ingegner Costantino Costantini. L’elemento stilistico che contraddistingue questa struttura è la pianta che rappresenta sia una ripetizione di fasci sia una emme minuscola in corsivo. Ha mantenuto la sua funzione fino alla fine degli anni Ottanta. Con il passaggio di proprietà dalla Regione al Comune la struttura è stata parzialmente utilizzata da associazioni sportive e culturali fino al 2012. Da quell’anno, a causa anche del sisma che ha interessato la regione, è stato interdetto l’accesso alla colonia per via cautelativa. Attualmente la colonia è in stato completo d’abbandono.
 
 

Colonia Le Navi a Cattolica

Colonia XXVIII Ottobre - © Fabio Gubellini
Colonia XXVIII Ottobre – © Fabio Gubellini

 

Per il progetto del 1934 della colonia XXVIII ottobre a Riccione, l’architetto Clemente Busiri-Vice si ispira ad una flotta navale. La struttura viene realizzata per ospitare i figli degli italiani residenti all’estero, l’intento è quello di dar loro la possibilità di conoscere il paese di origine dei genitori e di fidelizzarli alle politiche del regime. La colonia è realizzata a padiglioni. L’edificio principale, nave ammiraglia, ospitava i locali comuni e l’alloggio degli ufficiali.

I dormitoi trovavano spazio nelle quattro navi-padiglioni posti, a due a due, laterali al padiglione centrale. In ciascun dei quattro edifici trovano spazio 230 letti, per una capacità complessiva della struttura di 920 posti. Grande enfasi in fase progettuale viene data allo studio della circolazione dell’aria e all’ottimizzazione degli spazi nei dormitoi. Il complesso è stato abbandonato nel dopoguerra, i due padiglioni dormitorio di levante sono stati demoliti per fare spazio ad altre strutture, mentre il resto degli edifici è stato ristrutturato nel 2000 mantenendo l’identità iniziale. Da quell’anno gli spazi della colonia ospitano uno degli acquari più affascinanti e spettacolare dell’Adriatico. Nel corso del 2016 sono stati avviati nuovi lavori di ristrutturazione del padiglione centrale.
 

 

Colonia Roberto Farinacci a Cremona

Colonia Roberto Farinacci a Cremona - © Fabio Gubellini
Colonia Roberto Farinacci a Cremona – © Fabio Gubellini

 

Fortemente voluta dal Rais Roberto Farinacci, l’omonima colonia fu inaugurata il 20 luglio 1938, era in grado di accogliere fino a 1500 minori. Opera dell’ingegner Carlo Gaudenzi, la colonia venne realizzata in un’area golenale dove in precedenza sorgevano delle baracche volute dall’ospedale di Cremona per scopo elioterapico. Successivamente alla Seconda Guerra Mondiale alcuni spazi della struttura vennero utilizzati da associazioni sportive fino all’alluvione del Po dell’anno 2000. Da allora la colonia è in stato di quasi abbandono, è utilizzato solo parzialmente il primo piano come locale notturno. Nel 2014 il Comune di Cremona, proprietario della struttura, ha pubblicato un bando di concorso per la riqualificazione, ma fino ad oggi non si è concretizzato niente.

 

Colonia Roberto Farinacci a Cremona - © Fabio Gubellini
Colonia Roberto Farinacci a Cremona – © Fabio Gubellini

 
 

Colonia Stella Maris a Montesilvano

Colonia Stella Maris a Montesilvano
Colonia Stella Maris a Montesilvano

 

Il progetto è opera dell’architetto Francesco Leoni che, nel 1939, scelse l’aeroplano come motivo ispiratore per le forme della colonia dei fasci combattenti di Rieti a Montesilvano in provincia di Pescara. Così i dormitori diventano le ali, il refettorio è il motore, nella parte centrale dell’edificio, l’infermeria ed i servizi sono la coda, mentre l’appartamento del comandante è il torrino. Durante il Secondo Conflitto Mondiale fu sede del comando tedesco di zona. Successivamente tornò ad essere utilizzata come colonia fino al 1975, poi, fino al 1984, trovò impiego come casa di riposo per anziani. Abbandonata da allora è stata parzialmente riqualificata tra il 2004 ed il 2006. Ad oggi i lavori non sono terminati e la struttura è inutilizzata.

 

Colonia Stella Maris a Montesilvano
Colonia Stella Maris a Montesilvano – © Fabio Gubellini

 
 

Colonia Principi di Piemonte a Lido di Venezia

Colonia Principi di Piemonte a Lido di Venezia
Colonia Principi di Piemonte a Lido di Venezia – © Fabio Gubellini

 

La colonia Principi di Piemonte, anche conosciuta come colonia Padova, in località Alberoni al Lido è opera dell’architetto Daniele Cabali. Realizzata tra il 1936 ed il 1937 è caratterizzata a livello stilistico da un lungo porticato a volte che collega l’edificio principale, a quattro livelli, agli edifici secondari posti a questo di fronte. La colonia, utilizzata anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata ampliata negli anni Sessanta e Settanta. Ora è in stato di completo abbandono.
 

 

Colonia montana a Rovengo

Colonia montana a Rovengo
Colonia montana a Rovengo – © Fabio Gubellini

 

La colonia montana di Rivengo, progettata e realizzata dall’ingegner Camillo Nardi Greco tra il 1933 ed il 1934, aveva capienza iniziale della struttura era di 450 posti letto, poi portati a 500. La struttura fu utilizzata come colonia elioterapica fino all’agosto del 1942, poi, a partire dall’ottobre dello stesso anno, accolse i ragazzi sfollati del centro di Genova. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la colonia, anche per via della sua isolatezza, divenne sede del locale comando dei partigiani. Tra il dicembre del 1944 e l’aprile del 1945 la colonia di Rivengo diventa anche teatro di tragici eventi: un numero imprecisato di soldati prigionieri e di civili venne giustiziato, i loro corpi furono gettati in fosse comuni sparse nei vicini boschi. La struttura fu utilizzata anche dopo la Seconda Guerra Mondiale come colonia fino agli anni Sessanta. Attualmente è in stato di completo abbandono.

 

 

Colonia Varese a Milano Marittima

Colonia Varese a Milano Marittima
Colonia Varese a Milano Marittima – © Fabio Gubellini

 

La colonia marina Costanzo Ciano di Varese è forse il più straordinario degli esempi di tale tipo di architettura che ci è stato lasciato dal Fascismo. Progettata e realizzata dall’ingegner Mario Loreti venne utilizzata come colonia solo nell’estate del 1939. Durante la Seconda Guerra Mondiale la struttura fu utilizzata come ospedale e venne poi minata dai Nazisti nel 1945. Nel dopoguerra furono avviati dei lavori di ristrutturazione che non furono mai terminati e la colonia non riprese mai a funzionare. Da allora è abbandonata. Nel corso del tempo la colonia Varese è stata utilizzata come set di due film: La ragazza di latta di Marcello Aliprandi del 1970 e Zeder di Pupi Avati del 1983.

 

Per maggiori informazioni: http://www.fabiogubellini.it/